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SUBODH GUPTA
Comunicato Stampa
Galleria Continua
Indirizzo: Via Del Castello 11 - 53037 San Gimignano SI,  Italia
Telefono: +39 0577943134
Fax: +39 0577940484
Url: www.galleriacontinua.com
Mail: info@galleriacontinua.com
Dal 17/5/2008 al 30/8/2008
 

Nato nel Bihar, una delle regioni più povere del continente indiano, Gupta vive attualmente a New Delhi, città dove si trasferisce immediatamente dopo gli studi. Il percorso personale dell’artista, il passaggio dalla campagna alla città, è in qualche modo allegoria dell’India di oggi dove la dimensione rurale del villaggio cede velocemente il passo alla cultura cosmopolita: le città si trasformano in megalopoli, la middle class, scalpitante e in espansione, fa da apri pista ad una cultura a carattere globale. Il Paese, in crescente trasformazione, trova nell’espressione artistica una forma di rappresentazione della propria identità nonché un ponte di comunicazione e di scambio con il resto del mondo. L’arte di Subodh Gupta esprime in maniera esemplare questo momento di trapasso: gli oggetti che utilizza nelle sue opere si presentano come emblemi, come icone che, con straordinaria semplicità, codificano la complessa realtà socio-economica, oltre che culturale, dell’India contemporanea. Le monumentali sculture e installazioni dell’artista, realizzate assemblando centinai di utensili in scintillante acciaio inox, rappresentano un vero e proprio tributo alla gloria, la dignità e la bellezza dell’India di oggi e, nel contempo, riflettono il cortocircuito in atto tra cultura arcaica e moderna, tra tradizioni e cambiamento. Le opere che Subodh Gupta presenta alla personale di Galleria Continua permettono di tracciare un ritratto a tutto tondo dell’opera dell’artista. Video, dipinti, sculture e installazioni compongono questo percorso espositivo. Nelle opere si rintracciano tematiche già sviluppate all’artista ma anche nuove soluzioni formali che aprono diverse prospettive di ricerca e di lettura. Sul palcoscenico della galleria si dispiega imponente 5 Offerings For The Greedy Gods, una grande installazione composta da strumenti da cucina e utensili in acciaio. Un’opera ricca di significati come spiega l’artista: “Ho un affetto particolare per le cucine. Quando ero bambino, vedevo questa stanza quasi come un luogo di preghiera, una sorta di tempio. Per me è uno spazio carico di spiritualità. Ma, sicuramente, è anche un emblema della vita quotidiana: l’80% degli indiani si servono degli utensili da cucina in acciaio inossidabile. E’ un materiale molto paradossale: attira la luce, risplende, e tuttavia rimane profondamente associato alla cultura popolare. E’ proprio perchè l’acciaio inossidabile è un materiale così ricco di senso, che ci lavoro da nove anni ormai”. La platea accoglie altre opere: la sacralità del cibo si consuma attorno a piccoli tavoli in bronzo apparecchiati, su cui appoggiano ciotole e posate d’acciaio specchiante. Il tema del nutrimento è ripreso anche nei lavori pittorici, qui lo stile si presenta asciutto, realistico, le forme si definiscono con contrasti netti e colori brillanti. Il dialogo tra l’artista e lo spazio si concretizza infine nell’installazione in cui, attraverso una serie di oggetti realizzati in ottone, Gupta intesse una relazione con il luogo che lo ospita, con la sua storia: passato e presente si articolano in perfetta continuità occupando non solo un luogo fisico ma anche uno spazio temporale. Subodh Gupta è uno dei più prolifici artisti indiani e ha partecipato a numerose acclamate mostre internazionali. Nato a Khagaul, India e cresciuto nell’area rurale di Bihar, l’artista rielabora attraverso la propria esperienza artistica l’aspro contrasto tipico di un paese in cui coesistono la semplicità della cultura contadina e la crescente globalizzazione urbana. Gupta usa un’ampia gamma di mezzi espressivi e la sua produzione spazia dalle sculture di grandi dimensioni, ai dipinti, dalle installazioni alle fotografie, dal video alla performance, nonostante sia conosciuto soprattutto per le sue opere scultoree che innalzano gli objets trouvés che compongono le sue opere dallo status di oggetti di uso quotidiano a quello di opere d’arte. Usando materiali quali letame bovino, secchi per il latte, utensili da cucina, scooter, biciclette e pistole come elementi fondanti per le proprie opere, l’artista inevitabilmente rimanda allo stato attuale della mutevole società Indiana e ne riflette e condensa tutte le complessità sociali, economiche generate dalla globalizzazione. La pratica artistica di Gupta abbraccia simultaneamente il locale e il globale, sfruttando le sue esperienze personali e il suo background come fonte per il proprio lavoro, egli fa riferimento ad uno stile di vita tradizionale del subcontinente asiatico che sta rapidamente sparendo a causa dell’ omogeneizzazione della società urbana.Scultore è forse il titolo più appropriato per un artista costantemente cosciente della presenza fisica dell’oggetto, dell’estetica e degli attributi simbolici dei materiali, delle relazioni tra spazio, corpo e tempo. Tra le più recenti esposizioni segnaliamo, 2008: CHANEL Mobile Art, curata da Fabrice Bousteau, progetto di Zaha Hadid, Hong Kong, Tokyo, New York, Londra, Mosca, Parigi; 2007: Silk Route, The Baltic, curata da Jerome Sans, Gateshead, UK; India: Public Places/ Private Spaces, The Newark Museum (mostra itinerante), curata da Gayatri Sinha e Paul Sternberger, Newark, USA; New-narratives: Contemporary Art from India, The Chicago Department of Cultural Affairs, Chicago, USA; L’Emprise du lieu – L’experience Pommery #4, curata da Daniel Buren, Reims, Francia; 2006: Venice- Istanbul, al Istanbul Modern, curata da Rosa Martinez, Istanbul, Turchia; Nuit Blanche, curata da Nicolas Bourriaud e Jerome Sans, Parigi, Francia; 2005: Always a little Further, Arsenale, 51° Biennale di Venezia, curata da Rosa Martinez, Venezia; Universal Experience: Art, Life and the Tourist’s Eye, curata da Francesco Bonami, MCA, Chicago; Hayward Gallery, London; Dialectics of Hope, The Moscow Biennale of Contemporary Art, curata da Joseph Backstein, Daniel Bimhaum, Lara Boubnova, Nicolas Bourriaud, Roza Martinez and Hans Ulrich Obrist, Moscow, Russia.


 
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