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Luoghi in cerca d’identità
Centri abitati, periferie industriali, ponti e strade: gli spazi urbani sono i soggetti della mostra TerraFerma a Mestre. Con questo termine, che indica proprio il territorio dell’entroterra veneziano, in contrapposizione alle isole della Laguna, il curatore Riccardo Caldura individua tutti quei luoghi anonimi e indifferenziati, ovvero senza particolari punti di riferimento legati alla storia e all’identità di quella situazione. Siamo a un angolo fra un centro commerciale e una strada provinciale, siamo a Mestre; ma potremmo anche essere ovunque. Eppure è possibile ritrovare in questi spazi un comun denominatore: la TerraFerma è un'idea, anzi e’ molto più di un'idea. E’ un luogo tangibile e contemporaneamente difficile da definire perchè in continuo mutamento, ibrido e di confine. Che caratteristiche deve avere un territorio per presentarsi con un’identità definita? Lo spazio urbano è alla ricerca della propria identità? Intorno a questi interrogativi la mostra TerraFerma, ha proposto un percorso affascinante costituito da lavori di artisti contemporanei che da anni si misurano su questi temi e scandagliano il più banale quotidiano alla ricerca di un senso e di un’identità. La mostra, fra le iniziativa collegata alla 49° Biennale di Venezia, ha inaugurato il nuovo Centro Culturale Candiani a Mestre, che ha l’ambiziosa intenzione di porsi come fulcro della cultura in città.
Il territorio che noi viviamo e’ il territorio che ci appartiene, non e’ un caso, infatti, che questa mostra che s'interroga sulle caratteristiche e sulla peculiarità delle aree urbane e’ stata realizzata a Mestre. Questa città, individuata a simbolo di molte altre, possiede tutti gli elementi ed i caratteri per rappresentare questo concetto di Terra ibrida, in transito e di confine. Il curatore sull'idea di TerraFerma ha scelto di invitare unicamente artisti italiani come testimonianza d'incontro e scontro tra questi "nuovi luoghi" ed una "terra", l'Italia, ricca di tradizioni culturali e con una storica identità territoriale. Quindici gli invitati: artway of thinking, Gabriele Basilico, Bianco-Valente, Loris Cecchini, Marco Cingolani, Interno Tre, Armin Linke, Marcello Maloberti, Luca Pancrazzi, Michelangelo Penso, Perino & Vele, Sara Rossi, Bernhard Rudiger, Luca Vitone e Italo Zuffi. Ogni artista ha dato forma alla propria visione di territorio urbano e di TerraFerma e, quindi, alla complessità di questo concetto.
Un importante fotografo come Gabriele Basilico, che da sempre lavora sull’architettura, e negli ultimi anni ha approfondito notevolmente, con interpretazioni magistrali il concetto di città diffusa, espone una serie di scatti realizzati a Mestre nel 2001. Scorci di case, palazzi e strade, con immagini nitide, neutre, e sospese in un’atmosfera irreale restituiscono l’immagine del luogo, portando magicamente alla luce la peculiarità di questo posto apparentemente senza qualità. Basilico evidenzia in queste fotografie una delle caratteristiche principali di questi luoghi: un'estesa sensazione di vuoto. Ma è proprio il vuoto che, se considerato in quanto tale, ricostruisce un senso.
Armin Linke, presente anche alla VII Biennale d'Architettura, espone in mostra una fotografia dal suo progetto d'archiviazione planetaria, tuttora in corso, di raccolta d'elementi eterogenei: dall'abitazione domestica, al giardino, alla fabbrica industriale. L'artista ha eseguito anche una serie di immagini scattate negli stabilimenti di Marghera, durante i vari momenti di costruzione delle navi, che registano la forte identità di questa situazione.
Se, per questi artisti il mondo è ripreso dalla retina e dalla luce per Bianco-Valente, coppia di giovani artisti napoletani, tutto è filtrato dalla corteccia celebrale in una rappresentazione immateriale ed indefinita di quello che li circonda. Le loro visioni esterne si presentando come paesaggi mentali "Mindscape". Il loro lavoro osserva le dinamiche celebrali in un processo che trasmette e riporta le immagini ambientali come proiezioni neurali.
Il paesaggio naturale, nel suo aspetto pi? poetico emerge nei video e nelle fotografie di Sara Rossi. La natura, per questa giovane artista, appare e scompare come una presenza onirica. La sua visione di paesaggio è la visione della Terra percepita come un organismo vivente e abitato da elementi magici.
Il territorio nel suo aspetto più fisico, letto come carta topografica che ridefinisce itinerari e confini o, come tradizione culturale alla ricerca di quei sottili caratteri che distinguono un luogo, sono gli elementi peculiari della ricerca di Luca Vitone, dove l'individuo è sempre posto in una posizione centrale, teso in un percorso di relazione con quello che lo circonda, la città e la comunità.
Quest’interessante mostra accompagnata da un approfondito catalogo (Charta) con interventi di: Riccardo Caldura, di Renato Bocchi, Marco Belpoliti, Roberto Ferrucci, Elio Grazioli, Franco La Cecla e Piero Zanini, ha il pregio di inserirsi, dal punto di vista dell’arte, nel più acceso dibattito architettonico degli ultimi anni: quello relativo alla città diffusa.
Centro Culturale Candiani, piazzale Candiani 7, 30174 Mestre, Ve.
www.comune. venezia.it/ cultura
@mail: candiani@comune.venezia.it |
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Gabriele Basilico
Mestre, 2001-10-01 serie di 8 foto b/n
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Gabriele Basilico
Mestre, 2001-10-01 serie di 8 foto b/n
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Giovanna Bianco e Pino Valente, Bianco-Valente
REM, 2000
Plotter a cera su tela
78,5 x 115 cm.
Collezione Lorenzo Sassoli de Bianchi, Bologna
Collezione Gianni Romano, Milano
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Giovanna Bianco e Pino Valente, Bianco-Valente
Senza Titolo, 2000
Polaroid elettronica
10,1 x 10,4 cm
Collezione Antonio Macero, Ponta Delgada
Collezione Ruben Levi, Torino
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Armin Linke
Palermo 25-10-1997
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Armin Linke
Singapore 4-04-1999
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Marcello Maloberti
Casa, 1993
Fotografia b/n
50 x 70 cm.
Courtesy Raffaella Cortese, Milano
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Marcello Maloberti
La vertigine della signore Emilia, 1992
Fotografia a colori
50 x 70 cm.
Courtesy Raffaella Cortese, Milano
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Italo Zuffi
Perimetro, 2000
Immagine dal video 5’
Courtesy Galleria Continua, San Gimignano
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