OAK PARK, ILLINOIS: UNA PASSEGGIATA NEL LUOGO DOVE FRANK LLOYD WRIGHT HA RIVOLUZIONATO L'ARCHITETTURA AMERICANA… E NON SOLO. UN VIAGGIO ENTUSIASMANTE ATTRAVERSO I SUOI PRIMI VENTI ANNI DI CARRIERA.
Visitare Chicago è per architetti e ingegneri, oltre che una meta appassionante e ricca di stimoli, un "must", una tappa importante per la formazione storica, culturale e tecnica. Non solo perché è a Chicago che è stata data forma al grattacielo, con l'uso della struttura a telaio in acciaio, non solo perché è qui che si sono sperimentati e si possono contemplare dai primissimi ai più innovativi stili per questa tipologia architettonica americana ma anche perché è questo il posto dove Frank Lloyd Wright (1867-1959) ha lavorato per la maggior parte della sua vita lasciando traccia indelebile delle sue idee innovative e rivoluzionarie. Si trova, infatti, ad Oak Park, un sobborgo alla periferia ovest di Chicago dove è nato, tra l'altro, lo scrittore Hernest Hemingway, la più grossa concentrazione di architetture progettate e realizzate dal famoso architetto americano. In un'area di circa 2,5 km2, come in un museo all'aperto, si possono ammirare 26 architetture di Wright (realizzate tra il 1889 e il 1923), compresa la sua casa e il suo studio professionale e circa 60 architetture progettate da esponenti della sua scuola la "Prairie School of Architecture". L'area, chiamata "The Frank Lloyd Wright Praire School of Architecture District" è stata inserita nel 1973 nel registro nazionale dei luoghi storici (National Register of Historic Places) e comprende anche lo "Unity Temple", la chiesa in calcestruzzo progettata dall'architetto nel 1908 definita da lui stesso "my little jewel", il suo piccolo gioiello. Il distretto, famoso per le opere di Wright, è importante anche per la presenza di altre architetture molto ben conservate, dalle tipiche residenze in legno in vari stili come il "Queen Ann style", il "Gothic Revival style "e lo "Shingle style" ai primi grossi edifici della Chicago industriale. Così, questi manufatti, oltre a fornire una fotografia delle tendenze architettoniche americane di fine '900 contribuiscono ad evidenziare l'innovazione apportata da Wright che è percepibile al primo confronto visivo.
Lo spirito della prateria Ad Oak Park, al 428 di North Forest Avenue si trova la casa di Frank Lloyd Wright, da lui progettata e alla quale, nel 1898, l'architetto ha annesso il suo studio professionale, con accesso al 951 di Chicago Avenue. Qui ha lavorato e vissuto dal 1889 al 1909, ha cresciuto 6 figli avuti da Catherine, prima moglie e ha dato inizio alla sua carriera, durata 70 anni e iniziata come disegnatore e assistente nello studio di Chicago del famoso architetto Louis Sullivan (tra i protagonisti della Chicago School of Architecture). Qui, in questo sobborgo egli ha creato un nuovo rivoluzionario stile per l'architettura americana: lo stile della prateria. Le estati passate da ragazzino a lavorare nelle fattorie della famiglia della madre nel Winsconsin lo avevano intimamente legato alla natura, uno dei suoi principali elementi ispiratori. Wright aveva ammirato e vissuto i meravigliosi paesaggi delle praterie, terre aperte, incontaminate dalla presenza umana, spazi solitari dagli orizzonti infiniti segnati solo da qualche albero, unico elemento per misurare direzioni, dimensioni e distanze. Ma Wright, che era nato nel 1867, era stato anche testimone della lenta scomparsa delle praterie sottomesse alla logica economica dell'agricoltura. Lo spirito della prateria nasce da questa perdita, un nostalgico ricordo per quelle scene di quieta bellezza e di libertà delle quali fu, per poco, testimone. Materializzare lo spirito della prateria attraverso l'architettura diviene principio ispiratore delle sue soluzioni e della sua unica grammatica architettonica, già individuabile nella sua casa ed evidente nel suo studio. Quali sono, dunque, gli elementi di questa grammatica? Così scrive nel 1908: "Noi gente del Middle West viviamo nelle praterie. La prateria ha una bellezza intrinseca e noi dovremmo riconoscere ed accentuare questa bellezza naturale, la sua quieta planarità. Quindi, tetti dalle pendenze gentili, modeste proporzioni, linee e contorni tranquilli, camini massicci, sbalzi protettivi, terrazze basse e muri protesi verso i giardini privati". L'orizzontalità come elemento fondamentale della prateria diviene elemento ispiratore e principio formativo di una architettura basata su piani paralleli che permettono alla casa di identificarsi con il terreno stesso. Queste linee tranquille di orizzonti paralleli introducono nuovi effetti di spazio e riportano le proporzioni della casa ad una scala più umana, intima e armonica. Questo desiderio di portare l'architettura ad una totale armonia con la natura spinge Wright a studiare soluzioni nuove per il tetto, i muri, le finestre, frantumando tutto ciò che la tradizione architettonica residenziale americana offriva.
Una nuova concezione per il tetto… Ciò che è successo al tetto, nell'architettura di Wright, è un evidente segno della sua rivoluzionaria visione ed è proprio nel tetto che la scuola della prateria trova uno dei suoi più potenti elementi espressivi e distintivi. Il tetto deve essere innanzi tutto un riparo e un rifugio per l'uomo, ma deve anche essere l'elemento dal quale partire per legare la casa al terreno e alla natura. Wright lo abbassa, avvicinandolo al suolo, lo allunga, protendendolo verso il paesaggio, lo esagera. Mentre nell'architettura residenziale tradizionale, soprattutto quella di fine secolo rappresentata principalmente dalle dimore in legno in stile "Queen Ann" o "Shingle Style" (presenti in gran numero ad Oak Park) il tetto fungeva da coperchio per una casa concepita come insieme di spazi chiusi a formare un "effetto scatola", per Wright esso è una zona vitale, una zona di spinte laterali che si protendono e si perdono nel paesaggio. Lo "sbalzo" ("cantiliver") diviene dunque fondamentale forma espressiva di questi concetti. La dimora che Wright costruì per sé nel 1889 contiene già molti di questi principi e mostra un tetto a due falde che, seppure ancora legato ad una certa tradizione, è già esagerato e sporgente quasi ad attirare su di sé gran parte dell'attenzione come elemento chiave della casa. Parte di questa concezione è attribuibile all'influenza dell'architettura giapponese che Wright aveva studiato dal vivo in un viaggio in Giappone, dove, tra il 1913 e il 1922 progettò l'Imperial Hotel di Tokyo. L'orizzontalità ancora latente nella sua casa si esprime chiaramente nello studio, realizzato nove anni dopo, dove l'originalità del suo pensiero appare evidente anche nell'uso dei materiali. Wright sosteneva che gli architetti devono comprendere che ogni materiale possiede un messaggio poetico diverso che, per la casa, diviene ornamento e ne suggerisce le proporzioni stesse. Fu maestro nell'ascoltare la poetica dei materiali con particolare riguardo a quelli nuovi, come l'acciaio e il calcestruzzo armato, che permettono all'architetto di agire in libertà espressiva all'insegna della modernità e sui quali farà affidamento per raggiungere i migliori risultati della sua maturità. Così, nel suo studio, l'uso differenziato del mattone, del legno, della pietra calcarea e dell'intonaco rendono "le superfici espressive e le forme più eloquenti e significanti". Grosse fioriere (subito a testimoniare la presenza ispiratrice della natura) segnano l'ingresso allo studio che appare un po' enigmatico. Il visitatore sale alcuni gradini e girando a destra si trova sulla terrazza nascosta in facciata dal lungo e basso muro di mattoni, che costituisce la prima evidenza di orizzontalità. Una loggia con colonne recanti riferimenti simbolici personalmente disegnati da Wright (l'albero della vita che spunta dietro al libro della conoscenza sostenuto da due cicogne, simbolo di fertilità che a loro volta fiancheggiano un papiro con il disegno di una architettura) fa da filtro alle porte arretrate che finalmente permettono di accedere alla hall dello studio. Due grosse colonne (figura 6d) di mattoni fiancheggiano la loggia segnalandola con la presenza di due statue raffiguranti due figure umane in tensione, che pare cerchino di staccarsi dai vincoli con la terra. L'originalità delle forme è evidente dall'esterno e dall'interno. Dalla hall di ingresso si può visitare, con una guida, sia la biblioteca che lo studio vero e proprio ("drafting room"), il luogo dove Wright e i suoi collaboratori disegnavano e progettavano. Una forma ottagonale che si sovrappone ad una base quadrata per creare un unico volume, all'interno del quale è organizzato lo studio su due livelli, il primo di pianta quadrata il secondo sviluppato come balconata seguendo il perimetro della forma ottagonale. I disegnatori e gli architetti praticanti lavoravano al livello inferiore, illuminato da finestre rettangolari lunghe e strette e poste solo su due lati per evitare che vi fossero troppe distrazioni. Il livello superiore veniva usato invece da artisti, scultori e pittori che a volte supportavano Wright nei suoi lavori e risulta maggiormente illuminato da finestre a nastro; da qui, raccontano, i figli dell'architetto si divertivano a lanciare palline di carta al livello inferiore.
…un nuovo senso di "muro" e di"finestra" Appare evidente qui, come nelle dimore progettate da Wright a pochi passi dal suo studio (figure 10-13), che se è cambiata la concezione del tetto è altrettanto modificata quella di muro e finestra. Lo sbalzo suggerisce a Wright un sistema di supporto costituito da pilastri isolati e segmenti di muri che non sono più barriere ma schermi strutturali (chiamati, infatti, wall-screens), che rendono così anche la struttura una vibrante invenzione ornamentale, "una sistemazione delle masse per strati" per usare le parole dell'architetto tedesco Erich Mendelson. In funzione dell'orizzontalità e della sua esaltazione, i muri divengono, sempre più, segmenti o fasce che si spingono solo fino ai davanzali del secondo piano; da qui tendono a scomparire per lasciare il posto a finestre che, raggruppate a nastro, creano anch'esse fasce orizzontali. Un altro effetto schermo, questa volta di luce (le finestre, infatti, diventano light-sreens) che oltre ad esaltare l'orizzontalità ha lo scopo fondamentale di evidenziare ancor di più il tetto a sbalzo, che appare in tutto il suo vigore come libero da ogni supporto. Le finestre non sono più dei fori inseriti nei muri per illuminare e ventilare la casa ma, disposte a nastro diventano il muro stesso, un fregio di vetro che garantisce agli ambienti i requisiti basilari di vita: luce, aria e protezione oltre che splendide viste. Più Wright sfrutta e si appropria di questi principi, appresi anche dalla lettura di Viollet le Duc a proposito dell'architettura gotica, e più modifica gli spazi interni della casa in loro funzione. Così, il piano nobile viene spostato al livello sottostante il tetto e le stanze principali godono di luminosi panorami naturali attraverso quello schermo di luce al quale Wright aggiunge un tocco di eleganza e raffinatezza con splendidi disegni geometrici sul vetro piombato che garantiscono, anche, la privacy degli abitanti. Tutto all'insegna di un'architettura organica, perché, come egli affermava "in una architettura organica è impossibile considerare l'edificio una cosa, i suoi arredi un'altra e il suo contesto un'altra ancora… Tutte queste cose lavorano insieme come una cosa sola". Ci si rende conto della forza di questo concetto visitando l'interno della sua casa, del suo studio, dello "Unity Temple" e, uscendo da Oak Park, della più conosciuta Robie House a Chicago (oggi in restauro ma ancora in parte visitabile), Wright progetta ogni singolo particolare dell'arredamento e degli interni, lampade, tavoli, pavimenti e soffitti, tappeti, camini (il cuore della casa) confidando, per la maggior parte dei casi, sul legno ma anche sui mattoni, sul vetro e negli anni della maturità sul calcestruzzo. Tutto ciò, certo, meriterebbe una trattazione a parte.
Alla ricerca della "casa perfetta" Passeggiare attorno allo studio di Wright tra le tranquille e verdi stradine di Oak Park è come osservare il primo laboratorio formale dell'architetto, la prima fase della sua carriera. Dalla casa per Frank Thomas del 1901 a quella per Peter Beachy o per Hills De Caro del 1906 fino a quella per Thomas Gale del 1909 (dove vi è l'idea embrionale delle terrazze che culminerà nel capolavoro della casa sulla cascata del 1935) si percepiscono gli sforzi e gli esperimenti formali che hanno caratterizzato tutta la sua vita professionale alla ricerca costante e incessante della soluzione ottimale per "la casa perfetta". E' qui, ad Oak Park, in mezzo a così tante sue architetture, che è possibile avvicinarsi e capire i suoi principi architettonici formativi: l'orizzontalità, lo sbalzo e la segmentazione dei muri con conseguenti spaccature di luce. Ed è anche possibile capire che, se il suo linguaggio ha subito, durante la sua lunga carriera, continue sperimentazioni e cambiamenti, mai lo hanno fatto i suoi principi formativi perché, come egli stesso affermava "solo i principi possono fare dell'architettura qualcosa di più di una questione di gusto e il valore di ogni principio verrà giudicato in base ai risultati". E, infine, è qui che si capisce quanta parte del suo genio creativo Wright ha dedicato al tema della casa: dei circa 800 progetti in 72 anni di professione, circa 600 sono state residenze. Questo non solo perché quando ha dato inizio alla sua carriera, nei primi anni '90, era crescente la domanda di case per la "upper middle class" a Chicago ma per motivi molto più profondi e intimi, motivi che lo hanno legato in modo indissolubile a questo tema progettuale. Wright aveva assistito in età adolescenziale allo sfacelo della sua famiglia con il divorzio dei genitori. Una famiglia mai veramente unita, spesso in condizioni economiche precarie, costretta a spostamenti continui da un padre religioso e ambizioso (che tuttavia era riuscito a trasmettere al figlio valori sani e un amore per la musica mai abbandonato), alla ricerca di soddisfazioni professionali in realtà mai raggiunte. La casa che aveva in mente Wright era una casa che doveva servire da rifugio protettivo per una famiglia che potesse stare insieme, condividere gioie e dolori in ambienti sereni, accoglienti, umani. E così egli, rivolgendosi a quella "upper middle class" alla quale appartenevano la maggior parte dei suoi committenti (tra cui padri affettuosi che spesso donavano la casa alla figlia sposa), le ha proposto un modello di dimore che, come dice Robert C. Twombly "seppure concettualmente "radicale" era davvero famigliare e rassicurante" e d'altra parte, aggiunge "rendere l'avanguardia accessibile è stata parte del genio di Wright".
BIBLIOGRAFIA [1] Donald Hoffmann "Understanding Frank Lloyd Wright's architecture", Dover Publications, Inc. New York, 1995 [2] Robert C. Twombly "Frank Lloyd Wright, his life and his architecture", John Wiley & Sons Publication 1979 [3] Ann Abernathy "The Oak Park Home and Studio of Frank Lloyd Wright", Frank Lloyd Wright Preservation Trust 1984 [4] Meryle Secrest "Frank Lloyd Wright, a biography", The University of Chicago Press, 1992 [5] Carl W. Condit "The Chicago school of architecture", The university of Chicago Press, 1964 Didascalie 1. Unity Temple, Oak Park, 1908. 3a. Tipica residenza in stile "Queen Ann", Oak Park, anni 1880-1900: asimmetria, ornamentalità esuberante, tetti spioventi, verande e portici, finestre tipo bow window. 2. Casa F.W. Thomas, 1901. Veduta generale
|