| È ben noto che la cultura orientale per lungo tempo rimase in disparte dalla scena artistica globale e solo nel secondo dopoguerra iniziò ad ottenere una apprezzata considerazione da parte dell’Occidente. Grazie ai primi viaggi, si diffuse l’interesse nell’occidente per il nuovo mondo, la curiosità di comprendere un’altra cultura, un’altra mentalità, il fascino della spiritualità orientale. Dal punto di vista artistico, l’arte visiva Giapponese diede, in contemporanea, un fondamentale apporto alle diverse linee dell’Informale che, nel secondo dopoguerra, dilagava in America e in Europa. Fece sentire la propria voce il Gruppo Gutai, il cui nome indica la volontà di concretizzare la spiritualità della materia, fondato a Osaka da Jiro Yoshihara nel 1954, si rivelò un’interessante manifestazione, attuando una vera e propria rivoluzione nell'arte contemporanea giapponese. Il fondatore del gruppo, insieme a Kagaku Murakami, Kazuo Shiraga, Atsuko Tanaka, Sadamasa Motonaga, Shozo Shimamoto, Akira Kanayama, Michio Yoshibara, Toshio Yoshida, intraprese un lavoro originale: partendo da una ricerca, per certi aspetti, vicina all’esperienza europea, il Gruppo approdò a un linguaggio libero e creativo, col tentativo di recuperare quei valori azzerati dal secondo conflitto mondiale, dal decadimento della figura carismatica dell'imperatore, dalla contaminazione di diverse culture. La libertà nei gesti, nelle azioni consentiva agli artisti di elevarsi ad un alto livello di spiritualità, spingendo gli esponenti stessi verso l’uso di mezzi espressivi inediti come carte stracciate, lenzuola, diversi materiali adattandoli per le loro performance, durante le quali per esempio gettavano secchi di colore su enormi tele ondeggiando da un’altalena, dipingevano muri con le mani, organizzavano festival durante i quali proponevano opere teatrali, improvvisazioni, sempre con forte coinvolgimento del pubblico, nel tentativo di allargare e superare il concetto di arte attraverso lo sperimentalismo più spinto, talvolta anche allusivo alla violenza e verso atti spesso distruttivi, considerati operazioni artistiche. Il Gruppo Gutai, che si disciolse nel 1972 alla morte di Yoshihara, anticipa le esperienze avanguardiste degli anni Sessanta come l’Happening e poco dopo anche Fluxus. Un simile modo di concepire l’arte si avverte anche negli artisti occidentali, i quali sono fermamente convinti di instaurare una stretta comunione con la società, col tentativo di far riflettere, con critica, scandalo, ironia e provocazione. Costoro si impegnano in metodiche ricerche con un comune intento, quello di liberarsi dal ruolo che hanno ricoperto sino ad ora, per trovare un proprio linguaggio che dia ascolto alla singola personalità e creatività. Quale miglior modo per iniziare se non rompendo con gli schemi prestabiliti? La prima barriera è sicuramente il quadro che comportava già un proprio limite fisico, percepito come una costrizione entro cui operare. Si vuole creare un contatto con lo spettatore, si è decisi a sollecitare lo stato d’animo delle persone attraverso un’azione nella quale viene abolita la distinzione tra pubblico e artista. La soluzione arriva presto quando, nel 1958, Allan Kaprow organizza i suoi primi Happening, veri e propri “accadimenti”, un intervento estemporaneo interdisciplinare dove artisti, danzatori, pittori, musicisti, improvvisavano e provocavano in un qualsiasi spazio espositivo, per di più esercitata in spazi non convenzionali, spesso nel tessuto urbano, coinvolgendo il pubblico che doveva prendere parte all’azione. Un noto Happening “accaduto” nel 1959 alla Reuben Gallery di New York è stato 18 Happening in 6 Parts, un insieme di stanze comunicanti attraverso sipari semitrasparenti, in cui il pubblico era invitato a leggere, mangiare, chiacchierare. Da allora l’Happening diventerà uno linguaggio artistico ampiamente adottato da molti artisti, come nel caso del compositore e innovatore della musica John Cage, che introducendo il concetto di casualità e d’interdisciplinarità, compie un passo determinante verso la definizione di una musica aleatoria, dove per ogni elemento -durata, tempo, tipo di suono, movimento- determina degli schemi casuali tramite il lancio delle monete. Cage, nelle sue sperimentazioni musicali, coinvolge altri suoi colleghi come il pittore Robert Rauschenberg, il pianista David Tudor, il ballerino Merce Cunningham, i quali lavorarono a stretto contatto presso il Black Mountain College del North Carolina. È evidente la forte componente concettuale di un progetto creato dalla mente dell'artista, poi esteso al pubblico fino ad un coinvolgimento totale, attivo e diretto, dovelo spettatore diventa egli stesso parte integrante dell'opera, la quale non avrebbe senso senza la sua presenza. L’Happening è puramente comportamentale e spontaneo, nessuno impartisce regole o suggerimenti sull’andamento delle azioni di ciascun protagonista; l'artista mette in scena la propria inventiva, la propria capacità creativa, lo spettatore diventa contemporaneamente artefice. Il suddetto modo di esporsi al pubblico e “agire” con il pubblico viene intrapreso anche da Fluxus che, come dice lo stesso nome, è un flusso composto da coraggiosi pionieri che han voluto mostrarci il mondo in cui viviamo, proponendoci una visione completa. I protagonisti di Fluxus non si “etichettano” come un movimento artistico, anche perché loro stessi non si erano prestabiliti nessun punto di arrivo, non avevano nessuna regola da rispettare, ma un libero atteggiamento verso la vita e verso l’arte, un'arte totale che elimina ogni distinzione di categorie tra arti visive, musica, teatro, letteratura, design, favorendo un Flusso di persone, fatti ed eventi. Gli artisti giungono ora ad un’espressione artistica priva di ogni convenzionalismo, mirando a un concetto di arte aperta alla casualità ed all'improvvisazione, non intenzionale, che sintetizzi tutte le arti in modo complementare, rispettando di ciascuna la struttura linguistica e la specificità del medium espressivo adottato. Fluxus è composto, indifferentemente, da musicisti, artisti, attori, scrittori e le loro produzioni erano performance dove il pubblico veniva coinvolto, spesso provocato, con l’intenzione di abbattere lo storico distacco tra artista e spettatore. Con gli anni Sessanta si iniziò a respirare una nuova atmosfera, c’erano cambiamenti nell’aria: il boom economico, la beat generation, le droghe, le superstar, in quel momento tutto era possibile e l’idea concepita dai personaggi di Fluxus si sposava perfettamente con il contesto. Gli artisti iniziarono ad agire per gioco, professando la teoria della casualità in un vortice di inventiva, energia e azione; si amplia il raggio della concezione artistica, da adesso in poi avverrà una fusione tra arte e vita, diventando un tutt’uno. L’americano George Maciunas è stato il promotore che diede inizio a questa “esplorazione”, organizzando nel 1962 il primo Fluxus Festival Internazionale di musica moderna a Wiesbaden. Questa manifestazione favorì incontri determinanti per quanto concerne il progresso artistico, coinvolgendo tutte le arti e i principali esponenti del momento, i quali agirono in modo autonomo: Wolf Vostell, George Brecht, Ben Vautier, Nam Jume Paik, Yoko Ono, Robert Watts, Antoine Patterson, Giuseppe Chiari. Si cerca di “raggiungere” il pensiero dello spettatore, di incuriosirlo, di instaurare un nuovo rapporto. |